Sound design virtuale

sound design virtuale

Dallo walkman al sound design

Sembra trascorso così tanto tempo da quando dovevamo scegliere quale cassetta ascoltare con il nostro walkman, l’invenzione della Sony che negli anni ’80 aveva cambiato il modo di ascoltare la musica al di fuori delle pareti domestiche.

Non è passato molto tempo invece, da quando l’ascolto di 20 brani contenuti nelle cassette (quelle da 90 minuti), aumentava a 1000 del primo ipod.

L’evoluzione dell’ascolto

Da allora, il passo è stato breve. In meno di dieci anni non si parla più di migliaia di possibili ascolti ma di milioni. Milioni di brani a disposizione senza più il bisogno di portarsi dietro supporti, che siano cd, usbkey, ipod o quant’altro. Venti milioni di brani che si rinnovano e aumentano ogni giorno, con la possibilità di ascoltare immediatamente le nuove uscite ascoltate alla radio o riconosciute da Shazam.

Spotify

Sono abbonato a Spotify fin dall’inizio del servizio Premium. Lo trovo un servizio geniale e pago volentieri l’abbonamento. Eccellente per chi si occupa di sound design e di ricerca. Ogni settimana mi arriva un mixtape nuovo da ascoltare che segue in parte le mie preferenze e i miei gusti (non potrebbe seguirli tutti). Per chi lavora con la musica, Spotify (come altre piattaforme) riduce i tempi di ricerca, selezione, organizzazione del lavoro.

Le nuove piattaforme streaming sulla rete si improvvisano sound designer e music selector

Ogni giorno appaiono nuove playlist che esaltano generi e mood, che variano per durata e numero di brani.

Il Caffè del Buongiorno, Una Carica di Espresso, Soul Caffè, Your Favorite Coffe House… (ce ne sono molte sul caffè), Morning Refresh, Wake Up Happy, Tropical Morning, Smooth Morning (ce ne sono molte anche per il risveglio)…e ancora Cena per Due, Dinner Music, Jazzy Dinner, Dinner Party, Jazz for Dining, Bossa Nova Dinner…Wine Tasting (ancora di più per la cena).

Ambienti, momenti, sensazioni, stati d’animo

Leggendo la descrizione e osservando la copertina di una fra le tante, mi incuriosisce una playlist che mostra una tavola illuminata con lumi di candela: The Perfect Italian Dinner.

La selezione comprende canzoni che passano da  “ma l’amore no” di Robagliati al “concerto in sol minore per oboe” di Vivaldi. Seguono Verdi, Rossini, passando per Lizt e Bizet che d’italiano c’entrano ben poco, per poi proseguire con Morandi, Pavarotti, musica da film da  “Il sorpasso e Divorzio all’italiana”, oltre che tarantelle, mandolini, Tenco e Nilla Pizzi.

Sound design virtuale

Il risultato è pessimo. I brani all’interno della playlist non rispettano la minima coerenza di genere, ritmo e stile.

Il fatto sconcertante è che molti gestori, soprattutto di ristoranti, bar, palestre e centri estetici hanno abbracciato quest’offerta praticamente gratuita come alternativa economica per non chiamare un professionista, sostituendo di fatto l’amico di famiglia, del figlio o il “cuggino” che si improvvisava dj o sound designer. Siamo entrati in piena era del sound design virtuale.

Off topic

“Cena per due” è un’altra playlist curiosa che passa da Renga alla Cinquetti, da Tozzi a Bocelli, da Rita Pavone alla Tatangelo. Pavarotti incluso. Ma davvero qualcuno con un minimo di gusto e di buon senso non si accorge che un professionista non farebbe mai questa selezione e soprattutto questi abbinamenti ?
Questa selezione, come moltissime altre, è frutto di un algoritmo che non tiene conto dell’ emozionalità, della coerenza dei suoni e degli artisti scelti. Con il risultato che se vogliamo ascoltare un genere o  un mood, ci troviamo spesso spiazzati con brani fuori tema. È il prezzo da pagare con il sound designer virtuale.

Sound Design virtuale

La musica giusta al momento giusto

Ad oggi (in futuro chi lo sa) è impensabile affidare ad un algoritmo la scelta dei brani, e la giusta sequenza dei medesimi, per caratterizzare luoghi e momenti senza peccare di coerenza, oppure senza uscire dai confini del buon gusto. Che si tratti di un hotel, di un ristorante, di un luogo da rendere esclusivo.

Ecco che nasce l’esigenza di un filtro

Se dobbiamo caratterizzare un ambiente per ospitare i valori di un brand l’unico filtro possibile è quello umano. Si chiama sound designer.

L’esperienza insegna

L’esperienza insegna che la miglior selezione, la miglior colonna sonora caratterizzante un luogo, non sarà mai la migliore per un altro luogo, perché ogni ambiente vive con una propria identità. Parliamo di brand experience: atmosfera, luci, colori, emozioni…suoni. Caratteristiche esclusive di un certo luogo in un dato momento.

L’esperienza insegna anche che ogni selezione deve essere dinamica, modificabile e migliorabile, che tenga conto delle variazioni e dei cambiamenti organici del luogo del momento.

Consiglio

Gli strumenti a disposizione del sound designer sono molteplici. Oggi più che mai, mutano continuamente, arricchendo modalità di ascolto, stimolazioni sonore, fonti di supporto, alimentando soluzioni e progettazioni alternative.
È compito del professionista scegliere la strategia giusta per ottimizzare costi e benefici. Non esiste lo strumento perfetto ma solo un metodo funzionale e specifico per raggiungere determinati obiettivi. L’utilizzo della musica e di forme acustiche non deriva da una scienza esatta, ma da una scelta consapevole dei contenuti sonori.

Marco Solforetti
www.tailormusic.it

 

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  1. 8 mesi ago
    • 8 mesi ago

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