Musica non solo arte

musica non solo arte

Gli studi scientifici in campo musicale sono attualmente indirizzati alla ricerca di una spiegazione unitaria che riunisca neurologia, psicologia e fisica acustica

Si parla di scienza perché in effetti nella composizione musicale vi è qualcosa di matematico. A parte le simmetrie compositive di W. A. Mozart e F. J. Haydn, certamente altri tipi di composizione hanno una profonda struttura formale, dal contrappunto di J. S. Bach alle regole quasi matematiche sviluppate da P. Hindemith.

Malgrado gli studi siano certamente in fase iniziale, si può affermare che si stanno seguendo due filoni principali nell’analisi delle emozioni collegate con la musica:

  • il primo persegue l’idea che i contenuti emotivi sono intrinseci alle forme musicali: modo (maggiore/minore), tempo, timbro, andamento melodico e così via;
  • il secondo filone sostiene che tutto dipende da come la musica si svolge in senso temporale: come una combinazione di risposte emotive sia innate che acquisite risvegli delle attese su quanto la musica dirà successivamente e come i modi con cui il musicista manipola, contraddice, ritarda queste risposte provochi sia la tensione emotiva che il suo rilascio. Soprattutto l’interprete, secondo questa scuola, utilizza sottili variazioni nei tempi, sonorità, fraseggio e abbellimenti improvvisati per produrre emozioni che rimarrebbero nascoste durante un’esecuzione meccanica e inespressiva.

A differenza della letteratura, la musica non può trasmettere concetti semantici universalmente comprensibili

A differenza delle arti figurative, la musica non ha referenti tangibili, a parte i rari esempi di imitazione della natura. Sembra proprio che ci rimanga solo l’immagine del compositore del novecento francese Albert Roussel, che descrive il musicista come “solo nel mondo con la sua più o meno incomprensibile musica”.

Combinando neurologia e fisica acustica, gli studiosi occidentali hanno individuato su basi matematiche i suoni che, ascoltati in combinazione, risultano consonanti, ossia gradevoli all’orecchio.

In realtà, a parte l’intervallo di ottava, e forse l’intervallo di quinta, non sembra che la scala diatonica in uso in occidente debba essere preferita ad altre scale adottate da altre culture, né si comprende perché certe combinazioni di suoni debbano essere più “naturali” di altre. Si pensi all’evoluzione che si è avuta, e l’esempio di Schönberg basti per tutti, all’interno della sola musica occidentale.

In che modo la musica agisce sul nostro sistema emotivo?

Come nel caso del “naturale” visto in precedenza, gli sforzi fatti per leggere certi aspetti, ad esempio che la totalità minore sia “triste” e quella maggiore “gioiosa”, come fondamenti per una teoria cadono per motivi storici e geografici, come lo studio dei modi gregoriani dimostra nel caso dei modi minore e maggiore.

Non è sulla base di  affermazioni dogmatiche che si costruisce una teoria solida sperimentabile

Combinando psicologia e neurologia si affronta il tema centrale della ricerca.

Per lo studioso di neurologia la musica è fatta da singole note e dalle relazioni tra di loro. In differenti culture abbiamo concezioni musicali differenti ma non ve n’è nessuna in cui la musica non venga usata come mezzo espressivo.

Una base comune sembra essere che il cervello ha sviluppato regole empiriche per individuare la natura dei suoni che colpiscono l’orecchio

Certamente il cervello è in grado di combinare suoni distinti ma contemporanei in un’unica sorgente auditiva, e anche di effettuare il processo inverso, separando i componenti di un suono complessivo in singoli suoni, sia pur in se stessi armonicamente complessi.

Ciò non può che servire da stimolo allo studio

Forse dovremo accettare l’esistenza, a livello fondamentale, di alcuni limiti nello studio del collegamento tra il modo con cui il nostro cervello funziona e l’uso che ne facciamo. Forse però dovremo rassegnarci a rinunciare a definire cosa sia la musica e accettare il fatto che non arriveremo mai a una teoria completa di un fenomeno così fluido.

Philip Ball

Fonte: Nature

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