Sound Branding presidenziale: la musica di Hillary Clinton

La musica di Hillary Clinton

Nemmeno la candidata favorita per le imminenti elezioni presidenziali degli Stati Uniti ha saputo resistere alla tentazione di utilizzare la musica come leva emozionale e come mezzo di seduzione.

Soprattutto per un evento complesso come questo, per un processo delicato come quello di “sound branding presidenziale”, la musica dovrebbe essere utilizzata nel migliore dei modi. E invece, fra gli errori di comunicazione commessi dalla Clinton si è aggiunto anche questo, che fra i tanti, è quello passato più inosservato.

Non per noi

Anche il sito www.mybandnews.com, riporta infatti che la candidata ha deciso di non trascurare nessun aspetto della comunicazione curando con la dovuta attenzione anche il sottofondo musicale. Così Hillary Clinton ha fatto appello a un’agenzia specializzata nella materia: Marmoset Music.

Basata a Portland è all’origine delle campagne di Coca Cola e propone «una musica originale per iniziative basate sulla narrazione». Marmoset Music ha creato il sottofondo musicale dello spot nel quale la candidata lancia ufficialmente la sua campagna. Per l’occasione, l’agenzia ha fatto appello al compositore Buddy Ross.

Marmoset Music

Con cinque nuovi video clips, creati in questi ultimi due mesi, l’agenzia di supervisione musicale ha ottenuto le licenze di più di cinquanta titoli per tutta la durata della campagna. Tra le altre licenze contrattate o i titoli composti dal team di Marmoset Music, ritroviamo il brano dei Little Indians «Bravo» o ancora «Orange & red» del gruppo Sunbeam di cui è membro il cofondatore di Marmoset Music.

Tra l’altro, Hillary Clinton ha presentato una playlist ufficiale oltraggiosamente colorata di femminismo, Girl Power ed altri espedienti bellici di tutti i tipi. Quello che potrebbe essere un messaggio forte, diventa quindi un tentativo ridicolo di comunicazione, una pubblicità mal realizzata i cui meccanismi sono anche troppo palesi per funzionare.

Juke Box

In poche parole, la scelta della musica per la Clinton è diventata come una selezione per un juke box dipinto di rosa, in questo caso un contenitore senza anima che cerca di accontentare e sedurre tutto l’elettorato nello stesso modo.

Strano che un’agenzia esperta come la Marmoset Music abbia interpretato la funzione della musica in questo modo.

La musica è certamente uno strumento di comunicazione ma solo se utilizzata in modo intelligente e ragionevole.

Il grande Gaber

A noi ci hanno insegnato tutto gli americani. Se non c’erano gli americani a quest’ora noi, eravamo europei…non c’é popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani…
Non c’é popolo più stupido degli americani

Buon ascolto:

Marco Solforetti

Fonte: http://www.designmusical.com/actu-audio-branding/hillary-clinton-musique-et-elections-24300/

Traduzione: Alessia Scarano

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *