Il senso della musica: un concerto non è un barattolo di pittura

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Un concerto non è un barattolo di pittura

È un’azione fatta da uomini in un certo tempo e in un certo posto e in presenza di altri esseri umani

Se si toglie alla musica questa immediatezza di comunicazione la si rende simile ai mondi virtuali che nulla sarebbero senza la presenza umana.

Un concerto è più della comunicazione relativa alla struttura di un lavoro

Il solo fatto dell’esecuzione garantisce la comunicazione di un contenuto. La gestualità dei musicisti comunica valori culturali che non possono essere misurati. Un fraseggio che diventa pura coreografia senza mai perdere il filo musicale.

Esistono sofisticati software che impostano stili, cadenze, addirittura fraseggi e “firme” di musicisti e permettono di fabbricarsi un’esecuzione riprodotta personalizzata

Per lo studioso programmi di software come “Director Music” o “CHARM” possono essere di grande aiuto. Essendo basati su stilemi prefissati, permettono l’analisi delle divergenze tra essi e quanto effettivamente suonato, sono in grado di guidare l’orecchio alla coscienza e quindi all’apprezzamento di tali qualità e portare ad un ascolto più intenso e critico.

Si sta parlando di stili di interpretazione, di momenti storici e luoghi di esecuzione dei migliori interpreti, per poter ascoltare concerti mai esistiti in realtà, come se si trattasse di mescolare dei colori base per un barattolo di pittura.

Come è possibile?

L’arte dell’esecuzione musicale si fonda su sfumature: valore delle note, formulazione dinamica, articolazione e timbro

L’interprete non segue regole codificate, va a orecchio. Proprio queste sottili variazioni rispetto al rigo scritto sono responsabili in larga misura della grandezza di un’esecuzione.

Inoltre sono misurabili. E la ricerca scientifica entra in gioco.

I musicologi, durante il diciannovesimo secolo, studiarono la musica a partire dai testi antichi, con la metodologia della filologia, come se fosse una forma di scrittura

Le misurazioni della scienza non possono cogliere i valori qualitativi, ma i suoni che originano questi valori culturali possono essere esaminati con il metodo scientifico. Le considerazioni che seguono sono basate sull’esecuzione pianistica classica, il loro ambito è più generale e tendono a combinare l’approccio scientifico con quello culturale.

Mediante l’uso di simboli, e più recentemente di grafici lineari, è possibile mettere per iscritto questi aspetti essenziali dell’esecuzione musicale

Oltre le difficoltà tecniche coinvolte, si incorre nel difetto di supporre che lo scritto esaurisca il contenuto del brano, e qualunque suonatore di jazz sa quanto ciò sia insufficiente.

E’ opinione comune che il fraseggio costituisca buona parte dell’espressione dell’interprete.

Da parte di H. Honing e P. Desain si è recentemente proposto di esaminare l’uso sia del tempo che della dinamica in funzione della struttura nota per nota, del manierismo del compositore e del fraseggio. Quest’ultimo è particolarmente importante nei romantici, specie in Chopin, e può assumere forma “gerarchica” potendosi estendere a periodi di 2, 4, 8 o perfino 16 battute. I musicologi hanno sempre visto queste generalizzazioni con sospetto.

il senso della musica

Il modo con cui la musica viene interpretata varia nel tempo

L’ascolto di registrazioni dello stesso brano classico di interpreti famosi dagli anni venti a oggi ne dà una dimostrazione straordinaria. Si dimostra che la natura di ciò che chiamiamo musicalità è una variabile, per non parlare di culture diverse: gli stessi concetti di sfumature di tempo e dinamica presuppongono che lo scopo della musica sia di trasmettere delle emozioni, cosa del tutto sconosciuta, ad esempio, al tamburo giapponese taiko.

L’approccio scientifico e quello culturale quindi possono utilmente convivere, consapevoli di far parte di linee parallele e non convergenti verso una teoria unificata.

 

Nicholas Cook, Direttore Ricerche per la Storia e l’Analisi  della Musica Riprodotta, Università di Londra

Fonte: Nature

 

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